Onoririmia's Blog

noiembrie 23, 2009

Lorenzo Renzi: Un ricordo di Dumitru Irimia (1939-2009)

Filed under: Profesorul Dumitru Irimia — Etichete:, — onor dumitru irimia @ 6:40 pm

Mulțumesc d-nei Smaranda Ghiță pentru următoarea semnalare:

”Lorenzo Renzi, prieten si bun cunoscator al Romaniei, profesor la Padova, pretuit de domnul profesor Irimia, a scris intr-o publicatie a Asociatiei Italiene de Romanistica urmatorul articol:

LORENZO RENZI
Un ricordo di Dumitru Irimia (1939-2009)

Dumitru Irimia è morto a Iaşi il 1 luglio 2009. Con lui la cultura romena perde un rappresentante di punta, uno studioso versatile e un organizzatore instancabile. L’Italia perde un amico e un ammiratore devoto e un interlocutore prezioso.
Dumitru Irimia era nato a Roman (judeţul Neamţ) nel 1939, aveva fatto gli studi superiori a Iaşi, dove era diventato presto docente e dove avrebbe percorso tutta la sua carriera, fino a diventare uno dei professori più influenti e , dal 1992 al 1994, poco dopo la caduta del Comunismo, Preside della Facoltà di Lettere dell’Università Al.I. Cuza.
I suoi interessi scientifici erano apparsi subito costituiti da due fuochi, la linguistica romena e la poesia di Eminescu. Ma quanti altri aspetti si colgono a sfogliare la sua biobibliografia! Il primo è l’Italia, nella quale aveva soggiornato due volte, una come giovane lettore, a Torino e a Milano dal 1972 al 1974, la seconda volta (dal 1999 al 2001), in età ormai matura, a Venezia, come direttore aggiunto dell’Istituto di Cultura Umanistica di Venezia, e al tempo stesso docente di Romeno all’Università di Ca’ Foscari. Il suo soggiorno milanese gli aveva suggerito alcuni interventi su Manzoni. Ma, più coerentemente con la sua vocazione, il secondo soggiorno gli aveva suggerito di approfondire i temi veneziani del suo amato Eminescu, in particolare sul sonetto Veneţia, ma anche altri aspetti del rapporto tra Eminescu, e altri scrittori romeni, e Venezia e, sul piano storico, tra Venezia e i Principati romeni. Aveva pubblicato gli Atti del Convegno Internazionale ”Mihai Eminescu” tenuto a Venezia nel 2000 (in Editura Universităţii ”Al. I. Cuza” din Iaşi, 2001, 245 pp.). Ho un rimorso. Dumitru Irimia mi aveva chiesto e richiesto invano per la stampa il contributo che avevo tenuto al Congresso: ero proprio allora diventato direttore del nuovo Dipartimento di Romanistica della mia Università, che comprendeva anche l’insegnamento di romeno. L’incarico era gravoso, e il mio contributo su Luceafărul richiedeva approfondimenti bibliografici che non riuscivo a fare. Non sono riuscito allora a finire e consegnare il mio articolo, che non ho ultimato nemmeno adesso. Irimia, che aveva ricoperto cariche anche più gravose delle mie, non mi aveva serbato rancore per la mia defezione, anzi mi aveva invitato nella sua Iaşi, di dove, assieme alla moglie, signora Cristina, aveva accompagnato mia moglie e me in un indimenticabile giro dei Monasteri della Bucovina. Che guida meravigliosa! Ci mostrava di tanto in tanto la frontiera con la Repubblica moldova, la terra separata ma in cui si recava ad ogni occasione, come visitatore, ma anche sempre come docente e come ambasciatore della cultura romena.
Ma è ora di venire, seppur brevemente, alla sua produzione critica più importante, ai due fuochi di cui ho parlato, la lingua romena e Eminescu.
Irimia, che suppongo allievo di un grande linguista storico di Iaşi , Gheorghe Ivănescu, era un grammatico moderno, indagatore della sincronia linguistica, il cui approccio era segnato dallo Strutturalismo. Lungo tutta la sua vita si seguono le tracce di un percorso che lo porterà nel 1997 alla Gramatica limbi române. Morfologie, sintaxă, Iaşi, Polirom, 1997, un’opera organica che occupa un suo posto d’onore nella pur straordinaria produzione che i romeni hanno saputo dedicare nel Novecento alla loro lingua. Accanto alla Gramatica, sempre come opera di linguistica sincronica, metterei la Introducere in Stilistică, Iaşi, Polirom, 1999, che è, di nuovo, un’opera dedicata soprattutto al romeno, affiancata da molti articoli dedicati allo stesso argomento. Se la Gramatica, pur con le sue scelte personali, è un’opera legata a uno schema universale, la Stilistică di Irimia è un’opera personale già nella divisione della materia. Secondo la distinzione di Bally (1905 e 1909), che Irimia ricorda all’inizio del suo libro, la stilistica è prima di tutto una stilistica della lingua, la stilistica letteraria segue. In Romania, diversamente che in Italia, non erano mancate le opere dedicate alla stilistica (generale e romena), da Caracostea a Iordan, a Coteanu. La stilistica di Irimia, ultima in questa serie, è un’opera convincente, che brucia i ponti con la tormentata storia della materia (nella quale le velleità hanno superato quasi sempre le realizzazioni), per cimentarsi in un complesso, ma chiaro, sistema teorico, in cui è visibile, di nuovo, l’influenza dello strutturalismo, soprattutto quello di Coşeriu (un moldavo, come lui, anche se lontano da casa per tutta la vita). All’interno delle grandi partizioni teoriche di quest’opera, che meriterebbero uno studio approfondito, brilla, a un’occhiata di superficie, un’esemplificazione chiara e sintetica. C’è, nella sua scrittura sobria, chiara, breve, uno stile di Irimia, che riconosciamo in ogni sua opera.
Senza conoscere, e sarebbe impossibile, data la quantità dei contributi, tutta la vastissima opera dedicata da Irimia a Eminescu, credo che il suo capolavoro sia l’ancora giovanile Limbajul poetic eminescian, del 1976. L’ispirazione strutturale è qui ancora un’acquisizione fresca, ricca di nuove possibilità, che Irimia sa cogliere a pieni mani, livello per livello (fonologia, morfologia, sintassi, lessico) e in numerosi procedimenti (cioè, come siamo soliti dire oggi tornando ai Greci e ai Romani, “figure”): l’epiteto, la metafora e la similitudine, i campi “imagistici”). Tra le numerose imprese dedicate da Irimia a Eminescu, oltre alle edizioni di opere del poeta e a numerosi saggi su diversi aspetti della sua opera, voglio ricordare la direzione delle Concordanze di Eminescu ( DLPE: Concordanţele poeziilor antume, vol. I-II, 1048 pp., Ed. Axa, Botoşani, 2002 e DLPE: Concordanţele poeziilor postume, vol. I-IV, 2373 pp., Editura Universităţii “Al.I.Cuza”, Iaşi, 2006).
Prima di congedarmi da Irimia, voglio tentare un suo rapido ritratto, chiedendo scusa se esco dal genere codificato del necrologio. Spero che i lettori che l’hanno conosciuto personalmente lo riconosceranno nelle mie parole. Dumitru Irimia era alto e sottile, ben proporzionato. Il suo viso, leggermente irregolare, era incorniciato da capelli grigi che si muovevano spesso sulla sua testa formando quasi un’aureola. Appariva allora simile a uno dei Santi dipinti di Voroneţ o di un altro dei Monasteri del suo bellissimo paese. Come in molti studiosi, un sorriso fanciullesco illuminava a tratti il suo viso, indice di curiosità intellettuale e di letizia. Come tutti i veri professori era, credo, severo, perché la scienza, come sanno quelli che la professano, non fa sconti.
“Ne nascono di uomini in Moldova”, si può ripetere con Miron Costin. Uno di questi era Dumitru Irimia, che lascia un posto vuoto difficile da colmare nella cultura romena.”

septembrie 29, 2009

Smaranda Ghiță – Laudatio

Filed under: Profesorul Dumitru Irimia — Etichete:, , , — onor dumitru irimia @ 4:34 am

cu rodica expo

(Foto: la Cluj, cu cercetătoarea Rodica Marian, la o expoziție prilejuită de Festivalul Blaga, 2007 arhiva Elena Agachi)

Întîlnirile importante ale vieţilor noastre sînt, în bună măsură, inenarabile. Cuvintele spun prea puţin, uneori par să sune nepotrivit, chiar fals. O astfel de întîlnire a fost pentru mine cea cu profesorul Dumitru Irimia, cu care am avut şansa şi bucuria să lucrez o teză de doctorat; e destul de greu, aşadar, să formulez cîteva rînduri care să cadă, aşa cum se cuvine, pe esenţa lucrurilor.

Nu am căderea să vorbesc despre ţinuta ştiinţifică a lucrărilor sale, despre efortul uriaş de a crea Dicţionarul Eminescu, prin care cultura română dobîndeşte unul dintre puţinele instrumente serioase de cercetare a propriilor valori, aşa cum există în spaţii culturale europene cu o tradiţie bine consolidată. Aş vrea să spun doar cîte ceva despre două însuşiri care sînt întotdeauna semnul sigur al unei calităţi umane superioare şi al valorii adevărate: generozitatea şi modestia.
Deşi tot timpul angajat în multe proiecte – poate prea multe, nu s-a cruţat deloc -, profesorul Irimia era mereu disponibil, prietenos, fără morgă, pentru cei care doreau cu adevărat să înveţe; intransigenţa lui faţă de impostură şi stupiditate obraznică era dublată de o generozitate şi atenţie ieşite din comun pentru învăţăceii pe care îi preţuia şi pe care i-a sprijinit necondiţionat. Sînt binecunoscute deschiderea şi afecţiunea specială pentru mai puţin norocoşii confraţi din Basarabia şi Bucovina, care au considerat, pe drept cuvînt, că întîlnirea cu Profesorul a fost pentru ei o şansă providenţială. A sacrificat mult din timpul pe care l-ar fi putut dedica lucrărilor proprii pentru cei pe care i-a ajutat şi i-a îndrumat în diverse feluri.

Nu încerca niciodată să îşi impună ideile, îi plăcea independenţa de gîndire, chiar dacă vedea lucrurile într-un mod diferit de al celor pe care îi coordona; nu îşi recomanda lucrările proprii, nu a vorbit despre titlurile de Doctor Honoris Causa primite. M-aş fi bucurat să văd cum arată textele de Laudatio, a evitat elegant să mi le arate, cu o reţinere care, într-o lume a tuturor orgoliilor şi vanităţilor, pare aproape incredibilă. În prefaţa uneia din ediţiile Eminescu pe care le-a îngrijit la Polirom vorbeşte despre smerenia cu care trebuie să te apropii de un mare creator. E un termen cu o încărcătură mult mai profundă decît modestie şi cred că i se potriveşte nu doar în respectivul context.

Plecarea atît de neaşteptată a Profesorului a îndurerat multă lume; există însă o mîngîiere în faptul că, deşi a fost chemat la Marea Întîlnire mult mai devreme decît am fi crezut, nu a plecat în uitare. A luat cu el o parte din cei care l-au iubit şi l-au preţuit (Gabriel Liiceanu spune undeva că moartea oricărui om apropiat este şi o repetiţie pentru propria noastră moarte), dar, totodată, o parte din el a rămas aici, în fiinţa celor cărora, într-un fel sau altul, le-a marcat existenţa.
Îmi place să îmi închipui că Profesorul s-a întîlnit cu autorii pe care i-a cultivat cu atîta dragoste şi profundă înţelegere: Eminescu, Panait Istrati, Max Blecher, Aniţa Nandriş…şi că se află cu ei într-un dialog nesfîrşit.
Dacă vrem să-l păstrăm între noi, ne putem întreba din cînd în cînd cît din lecţia implicită a vieţii lui – capacitatea de sacrificiu în numele unor cauze care depăşesc interesele mărunte, generozitatea şi simplitatea – am încercat, după puterile noastre, să ducem mai departe.

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